Segreti e fili del laboratorio del costume

C’è un luogo nascosto, dietro le quinte del Teatro Regio, dove l’opera prende forma prima che il sipario si alzi.

È la sartoria, un laboratorio che profuma di velluto, lino e pazienza. Qui, abili mani trasformano metri di tessuto in abiti di scena, ricamando fili e storie su ogni orlo.

Dai sontuosi ricami di Aida alle attualizzazioni moderne e luccicanti di nuove produzioni, gli abiti raccontano un’epoca diversa sulla scena.

Ogni costume nasce dal bozzetto firmato dal costumista della produzione; la scena prende forma per la prima volta, tra linee, matite e tessuti. In sartoria quelle linee diventano corpo e rendono unico ogni abito, costruito per la voce e il gesto dell’interprete, ma con l’ingegno necessario per poter essere adattato nel tempo, o nelle necessità, ad altri artisti.

Quando la stagione si chiude i costumi vengono inventariati, archiviati, o rientrano in produzione per nuove repliche.

Il Teatro Regio di Parma è uno tra i pochi a custodire ancora un laboratorio sartoriale interno, un patrimonio vivo in cui creatività e saper fare si intrecciano ogni giorno. A fianco delle sarte e dei modellisti lavorano gli allievi dell’Accademia di Sartoria del Teatro Regio, ragazzi che scelgono di dare futuro a un mestiere antico. Qui vivono l’esperienza dall’interno e apprendono come un costume possa nascere da un disegno e trasformarsi in scena.

I tempi sono serrati, soprattutto nelle settimane che precedono una prima: chi misura, chi cuce, chi stira, chi disegna. Tutto si muove come in una coreografia dietro le quinte. Il ritmo della sartoria, infatti, segue un tempo tutto suo fatto di forbici che sussurrano, stoffe che cadono a terra come sipari, voci basse e mani sicure.

Quando la musica inizia, si cambia la matassa di filo; un nuovo spettacolo sta già per cominciare.

Estratto dal magazine:

n° 11 | DICEMBRE 2025